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492 ATTO PRIMO

dell’Aquila. Colà potranno addrizzarsi quei che la volessero in isposa, e saranno ammessi al concorso». Ah! cosa ne dite? L’ho trovata io la maniera?

Filippo. Signore, scusatemi, voi volete mettere in ridicolo la vostra figliuola1?

Pandolfo. Eh, cosa2 sapete voi? Non sapete niente. A Londra dove sono stato, e da dove ora vengo, si mette tutto quello che si vuole su questi fogli, ed a Parigi si fa lo stesso.

Filippo. A Parigi si mette tutto sui piccioli affissi, e sono fogli molto utili per3 la città, ma non si mettono le figliuole4 da maritare.

Pandolfo. Ed a Londra anche le figliuole5 da maritare.

Filippo. Vi assicuro che questa cosa.....

Pandolfo. Vi assicuro che così va bene, che così mi piace, e non voglio altri consigli. (a Filippo) Dite al vostro padrone che son contento, e lo pagherò. (al garzone)

Garzone. Mi comanda altro?

Pandolfo. Non altro.

Garzone. Mi favorisce qualche cosa per bevere?

Pandolfo. Oibò, vergogna6, domandar per bevere! È una villania.

Garzone. O per bevere, o per mangiare.

Pandolfo. Tenete. (gli dà due soldi)

Garzone. (Due soldi!) Viene da Londra vossignoria?

Pandolfo. Sì, vengo da Londra.

Garzone. E ha imparato a regalare due soldi?

Pandolfo. E voi dove avete imparato a mettere il prezzo alla cortesia?

Garzone. Signore, quel che voi dite non s’impara e non si usa in veruna parte, ma una mancia di due soldi avvilisce chi la fa, e mortifica chi la riceve, (gitta i due soldi per terra, e parte7)

  1. C. s.: in ridicolo vostra figlia.
  2. C. s.: E cosa ecc.
  3. C. s.: alla.
  4. C. s.: ma non vi si mette le figlie.
  5. C. s.: figlie.
  6. C. s.: Oibò! vergogna! ecc.
  7. Nelle ed.i cit. si legge soltanto: parte.