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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/504



» dell’Aquila. Colà potranno addrizzarsi quei che la volessero » in isposa, e saranno ammessi al concorso ». Ah! cosa ne dite? L’ho trovata io la maniera?

Filippo. Signore, scusatemi, voi volete mettere in ridicolo la vostra figliuola (’\)

Pandolfo. Eh, cosa ^^^ sapete voi? Non sapete niente. A Londra dove sono stato, e da dove ora vengo, si mette tutto quello che si vuole su questi fogli, ed a Parigi si fa lo stesso.

Filippo. A Parigi si mette tutto sui piccioli affissi, e sono fogli molto utili per la ^^^ città, ma non si mettono le figliuole ("’) da maritare.

Pandolfo. Ed a Londra anche le figliuole (^) da maritare.

Filippo. Vi assicuro che questa cosa

Pandolfo. Vi assicuro che così va bene, che così mi piace, e non voglio altri consigli, (a Filippo) Dite al vostro padrone che son contento, e lo pagherò. (al garzone)

Garzone. Mi comanda altro?

Pandolfo. Non altro.

Garzone. Mi favorisce qualche cosa per bevere?

Pandolfo. Oibò, vergogna (^), domandar per bevere! E una vil- lania.

Garzone. O per bevere, o per mangiare.

Pandolfo. Tenete. (gU dà due ioidi)

Garzone. (Due soldi!) Viene da Londra vossignoria?

Pandolfo. Sì, vengo da Londra.

Garzone. E ha imparato a regalare due soldi?

Pandolfo. E voi dove avete imparato a mettere il prezzo alla cortesia?

Garzone. Signore, quel che voi dite non s’impara e non si usa in veruna parte, ma una mancia di due soldi avvilisce chi la fa, e mortifica chi la riceve, (gitta i due soldi per terra, e parie ^^\) ( 1 ) C. s.: in ridicolo vostra figlia. (2) C. 5.: £ cosa ecc. (3) C. ».: alla. (4) C. •.: ma non vi si mtlte le figlie. (5) C. s. -.figlie. (6) C. s.: Oibò I vergognai ecc. (7) Nelle ed.’ cit. si legge soltanto: parte.