Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/473


IL VENTAGLIO 461

SCENA XV.
Geltruda, Evaristo, Susanna, tutti tre dalla bottega di Susanna.

Geltruda. Favoritemi di far discendere mia nipote, ditele che le1 ho da parlare, che venga qui. (a Susanna)

Susanna. Sarà servita. (va al palazzina, batte, aprono ed entra)

Geltruda. Non ho piacere che il signor Conte ed il signor Barone entrino in casa. A quest’ora possiamo discorrere qui. (piano ad Evaristo)

Conte. Signora Geltruda, appunto il signor Barone ed io volevamo farvi una visita.

Geltruda. Obbligatissima. Adesso è l’ora del passeggio, prenderemo un poco di fresco.

Barone. Ben tornato, signor Evaristo. (serio)

Evaristo. Vi son servitore. (brusco)

SCENA ULTIMA.
Candida e Susanna dal palazzino, e detti.

Candida. Che mi comanda la signora zia?

Geltruda. Andiamo a far quattro passi.

Candida. (Ah, è qui quel perfido d’Evaristo!)

Geltruda. Ma che vuol dire che non avete il ventaglio? (a Candida)

Candida. Non sapete che questa mattina si è rotto?

Geltruda. Ah sì, è vero; se si potesse trovarne uno!

Barone. (Ora è il tempo di darglielo). (piano al Conte, urtandolo con premura.)

Conte. (No in pubblico, no). (piano al Barone)

Geltruda. Signor Evaristo, ne avrebbe uno a sorte?

Evaristo. Eccolo a’ vostri comandi. (a Geltruda lo fa vedere, ma non lo dà)

Candida. (Si volta dall’altra parte con dispetto.)

Barone. (Il vostro ventaglio). (piano al Conte)

  1. Ed. Zatta: li.