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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/473



SCENA XV.

Geltruda, EvarisTO, Susanna, tutti tre dalla bottega di Susanna.

Geltruda. Favoritemi di far discendere mia nipote, ditele che leC) ho da parlare, che venga qui. (a Susanna)

Susanna. Sarà servita. (va al palazzina, batic, aprono ed entra)

Geltruda. Non ho piacere che il signor Conte ed il signor Ba- rone entrino in casa. A quest’ora possiamo discorrere qui. [piano ad Evaristo

Conte. Signora Geltruda, appunto il signor Barone ed io vole- vamo farvi una visita.

Geltruda. Obbligatissima. Adesso è l’ora del passeggio, prende- remo un poco di fresco.

Barone. Ben tornato, signor Evaristo. (serio)

Evaristo. Vi son servitore. (brusco)

SCENA ULTIMA.

Candida e Susanna dal palazzina, e detti.

Candida. Che mi comanda la signora zia?

Geltruda. Andiamo a far quattro passi.

Candida. (Ah, è qui quel perfido d’Evaristo!)

Geltruda. Ma che vuol dire che non avete il ventaglio? (a Candida)

Candida. Non sapete che questa mattina si è rotto?

Geltruda. Ah sì, è vero; se si potesse trovarne uno!

Barone. (Ora è il tempo di darglielo), (piano al Conte, urtandolo) con premura.

Conte. (No in pubblico, no). (piano al Barone)

Geltruda. Signor Evaristo, ne avrebbe uno a sorte?

Evaristo. Eccolo a’ vostri comandi, (a Geltruda lo /a vedere, ma non lo dà)

Candida. (5/ volta dall’altra parte con dispetto.)

Barone. (Il vostro ventaglio). (piano al Conte) (1) Ed. Zalta: Zi.