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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/470



Evaristo. Oh, andate dalla signora Geltruda, e ditele che venga subito. (a Crespino)

Crespino. Signor sì. (s’incammina) Son sicuro, non vi è pericolo, son sicuro, (passa vicino al Conte) Mi raccomando a lei per Giannina.

Conte. Fidatevi della mia protezione.

Crespino. Non vedo l’ora. (entra da Susanna)

Evaristo. Ebbene, signor Conte?

Conte. Ecco il ventaglio. (lo fa vedere)

Evaristo. Oh che piacere! Oh quanto vi sono obbligato! (lo prende con avidità)

Conte. Guardate se è il vostro?

Evaristo. Sì, è il mio senza altro. (vuol partire)

Conte. E la tabacchiera?

Evaristo. Non ne parliamo più. Vi son schiavo, (corre ed entra) dalla merciaia.

Conte. Cosa vuol dire non conoscere le cose perfettamente! Io lo credevo un ventaglio ordinario, e costa tanto! Costa tanto, che merita il cambio d’una tabacchiera d’oro di questo prezzo! (piglia la tabacchiera) Evansto non l’ha voluta indietro. Il Barone forse forse... non l’avrebbe voluta ricevere... Sì, ^’^ è un poco disgustato, veramente, ch’io gli abbia ridomandato il ventaglio, ma avendogli detto ch’io lo presenterò in nome suo, si è un poco acquietato. Ne comprerò uno di tre o quattro paoh, che farà la stessa figura.

Crespino. (Che toma dalla merciaia) Manco male che la mia commis- sione è poi andata assai bene. La signora Geltruda menta d’esser servita. Oh! signor Conte, adunque ella mi dà buone speranze?

Conte. Buonissime. Oggi è una giornata per me fortunata, e tutte le cose mi vanno bene.

Crespino. Se gli andasse bene anche questa!

Conte. Sì, subito, aspettate. Ehi Giannina.

Giannina. (Dì casa) Signore, cosa vuole? Cosa pretende? (in collera)

Conte. Non tanta furia, non tanto caldo. Voglio farvi del bene, e maritarvi. ( I ) Forse i da leggere: 5i è un poco Jiigutlalo ecc.