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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/463



Crespino. No in verità, illustrissimo. Per aver il piacere di farne un presente a V. S. illustrissima.

Conte. A me? Me lo volete donare a me? (conlento)

Crespino. Ma come non sarà cosa da par suo...

Conte. No no, ha il suo merito, mi par buonino. Vi ringrazio, caro. Dove posso, vi esibisco la mia protezione. (Ne farò un) regalo, e mi farò onore).

Crespino. Ma la supplico d’una grazia.

Conte. (Oh, già lo sapevo. Costoro non danno niente senza inte-) resse). Cosa volete? Parlate.

Crespino. La prego non dire di averlo avuto da me.

Conte. Non volete altro?

Crespino. Niente altro.

Conte. (Via via, è discreto). Quando non volete altro.., ma di- temi in grazia, non volete che si sappia che l’ho avuto da voi? Per avventura l’avreste rubato?

Crespino. Perdoni, illustrissimo, non son capace...

Conte. Ma perchè non volete che si sappia che l’ho avuto da VOI? Se r avete trovato, e se il padrone non lo domanda, io non ci so vedere la ragione.

Crespino. Eh, e’è la sua ragione. (ridendo)

Conte. E qual è?

Crespino. Le dirò, lo ho un’amorosa.

Conte. Lo so benissimo. E Giannina.

Crespino. E se Giannina sapesse che io aveva questo ventaglio, e che non l’ho donato a lei, se ne avrebbe a male.

Conte. Avete fatto bene a non darglielo. Non è ventaglio per una contadina, (lo mette via) Non dubitate, non dirò niente d’averlo avuto da voi. Ma a proposito: come vanno gli affari vostri con Giannina? Avete veramente volontà di sposarla?

Crespino. Per dirle la verità... Le confesso il mio debole. La spo- serei volentieri.

Conte. Quand’è così, non dubitate. Ve la faccio sposar questa sera, se voi volete.

Crespino. Davvero!