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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/46



Toffolo. E mi che voggio mo stare. Ghe veggio stare, ghe veggio.

Beppo. Va via, te digo.

Toffolo. Made(a).

Beppo. Va via, che te dago una sberla (b).

Toffolo. Mare de diana, ve trarò una pierada. (raccoglie delle pietre)

Beppo. A mi, galiotto? (mette mano a un coltello)

Toffolo. Lasseme star, lasseme.

Beppo. Cavete, te digo.

Toffolo. No me voggio cavare gnente, no me voggio cavare.

Beppo. Va via, che te sbuso (e).

Toffolo. Sta da lonzi (d), che te spacco la testa. (con un sasso)

Beppo. Tìreme, se ti gh’ha cuor. 1 OFFOLO. (Tira dei sassi, e Beppo tenta cacciarsi sotto.)

SCENA XI.

Paron ToNI esce di casa, poi rientra, e subito torna a sortire; poi Pasqua e Lucietta.


Toni. Cossa xe sta cagnara (e)?

Toffolo. (Tira un sasso a paron Toni.)

Toni. Agiuto; i m’ha dà una pierà. Aspetta, galiotto, che voi che ti me la paghe. (entra in casa)

Toffolo. Mi no fazzo gnente a nissun, no fazzo. Cossa me vegniu a insolentare? (prendendo sassi)

Beppo. Metti zo quelle piere.

Toffolo. Metti via quel cortello.

Toni. Via, che te taggio a tocchi. (sorte con un pistoiese)

Pasqua. Paron, fermeve. (trattenendo paron Toni)

Lucietta. Fradei, fermeve. (trattenendo paron Toni)

Beppo. Lo volemo mazzare.

Lucietta. Via, strambazzo (/), fermete. (trattiene Beppo) (a) No. (b) Uno schiaffo, (e) Che ti do una ferita. (d) Sta lontano, (e) Sussurro. (/) Imprudente, precipitoso.