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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/452



Susanna. Via, via, la non si scaldi.

Crespino. Lasciatela dire. (a Qiannina)

Giannina. Con qual fondamento potete dirlo? (a Susanna)

Susanna. Non parliamo altro.

Giannina. No no, parlate.

Susanna. No Giannina, non mi obbligate a parlare.

Giannina. Se siete una donna d’onore, parlate.

Susanna. Oh, quando è così, parlerò.

Crespino. Zitto, zitto, viene la signora Geltruda, non facciamo scene dinnanzi a lei. (si ritira al lavoro)

Giannina. Oh, voglio che mi renda ragione di quel che ha detto. (da sé, camminando verso la sua casa)

Susanna. (Vuol che si parli? Sì, parlerò). (siede e lavora)

Crespino. (Se posso venire in chiaro di quest’affare...) (siede e lavora)

SCENA III.

Geltruda dal palazzino, e Il suddetti.

Geltruda. Dite voi. E ritornato vostro fratello? (a Giannina, con gravità)

Giannina. Signora sì. (con malagrazia, e camminando verso casa sua)

Geltruda. Sarà tornato anche il signor Evaristo. (come sopra)

Giannina. Signora sì. (come sopra)

Geltruda. Sapete dove sia il signor Evaristo? (a Qiannina)

Giannina. Non so niente, (con dispetto) Serva sua. (entra in casa)

Geltruda. (Che maniera gentile!) Crespino.

Crespino. Signora. (si alza)

Geltruda. Sapete voi dove si trovi il signor Evaristo?

Crespino. No, signora, in verità non Io so.

Geltruda. Fatemi il piacere di andare a vedere se fosse nel- r osteria.

Crespino. La servo subito. (va nell’osteria)

Susanna. Signora Geltruda. (sottovoce)

Geltruda. Che volete?

Susanna. Una parola. (si alza)