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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/448



SCENA II.

Coronato dall’osterìa, e detti.

Coronato. Mi comandi.

Barone. E venuto il signor Evaristo?

Coronato. Non l’ho ancora veduto, signore. Mi dispiace che il pranzo è all’ordine, e che la roba patisce.

Conte. Evaristo è capace di divertirsi alla caccia fin sera e farvi star senza pranzo.

Barone. Cosa volete che io faccia? Ho promesso aspettarlo.

Conte. Aspettarlo, va bene fino ad un certo segno. Ma caro amico, non siete fatto per aspettare un uomo di una condizione infe- riore alla vostra. Accordo la civiltà, l’umanità, ma, collega ama- tissimo, sosteniamo il decoro.

Barone. Quasi quasi vi pregherei di venir a occupare il posto del del signor Evaristo.

Conte. Se non volete aspettare, e se vi rincresce di mangiar solo, venite da me, e mangeremo quello che ci sarà.

Barone. No, caro Conte, fatemi il piacere di venir con me. Met- tiamoci a tavola, e se Evaristo non ha discrezione, a suo danno.

Conte. Che impari la civiltà. (conlento)

Barone. Ordinate che diano in tavola. (a Coronalo)

Coronato. Subito, resti servita. (Avanzerà poco per la cucina), (da sé)

Barone. Andrò a vedere che cosa ci hanno preparato da pranzo, (entra)

Conte. Avete portato r altro barile di vino? (a Coronato)

Coronato. Signor sì, l’ho mandato.

Conte. L’avete mandato? Senz’accompagnarlo? Mi faranno qual- che baronata.

Coronato. Le dirò, ho accompagnato il garzone fino alla punta dello stradone, ho incontrato il suo uomo...

Conte. Il mio fattore?

Coronato. Signor no.

Conte. Il mio cameriere?

Coronato. Signor no.