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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/442



Crespino. Via, facciamo la pace. (le tocca la mano)

Giannina. Matto. (rìdendo)

Crespino. Ma perchè matto? (rìdendo)

Giannina. Perchè siete un matto.

SCENA XIV.

Coronato ch’esce dall’osteria, e detti.

Coronato. Finalmente ho saputo il regalo che ha avuto la signora

Giannina.

Giannina. Cosa c’entrate con me voi?

Crespino. Da chi ha avuto un regalo? (a Coronato)

Coronato. Dal signor Evaristo.

Giannina. Non è vero niente.

Crespino. Non è vero niente?

Coronato. Sì sì, e so che regalo è. (a Qìannìna)

Giannina. Sia quel ch’esser si voglia, a voi non deve importare; io amo Crespino, e sarò moglie del mio Crespino.

Crespino. E bene, che regalo è? (a Coronalo)

Coronato. Un ventaglio.

Crespino. Un ventaglio? (a Giannina, in collera)

Giannina. (Maladetto colui).

Crespino. Avete ricevuto un ventaglio? (a Giannina)

Giannina. Non è vero niente.

Coronato. Tanto è vero, che lo avete ancora in saccoccia.

Crespino. Voglio veder quel ventaglio.

Giannina. Signor no. (a Crespino)

Coronato. Troverò io la maniera di farvelo metter fuori.

Giannina. Siete un impertinente.

SCENA XV.

Moracchio di casa colla salvietta, e mangiando; e delti.

Moracchio. Cos’è questo baccanale?

Coronato. Vostra sorella ha avuto un ventaglio in regalo, lo ha in saccoccia e nega di averlo.