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IL VENTAGLIO 427

Coronato. (Oh oh, ora ho saputo cos’è il regalo. Un ventaglio). (senza esser veduto entra nell'osteria)

Evaristo. Ma se Candida non si lascia da me vedere, se per avventura non si affaccia alle sue finestre, se vedendomi ricusa di ascoltarmi, se la zia glielo vieta, sono in un mare di agitazioni, di confusioni.

Crespino. (Con un sacco in spalla di curame1 e scarpe ecc. va per andare alla sua bottega, vede li due, si ferma ad ascoltare.)

Giannina. Caro signor Evaristo, ella mi fa pietà, mi fa compassione.

Evaristo. Sì, Giannina mia, lo merito veramente.

Giannina. Un signore sì buono, sì amabile, sì cortese!

Evaristo. Voi conoscete il mio core, voi siete testimonio dell’amor mio.

Crespino. (Buono, sono arrivato a tempo), (col sacco in spalla, da sè)

Giannina. In verità, se sapessi io la maniera di consolarlo!

Crespino. (Brava!)

Evaristo. Sì, ad ogni costo voglio tentar la mia sorte. Non voglio potermi rimproverare di aver trascurato di sincerarmi. Vado al caffè, Giannina, vado e vi vado tremando. Conservatemi l’amor vostro e la vostra bontà. (la prende per mano, ed entra nel caffè)

Giannina. Da una parte mi fa ridere, dall’altra mi fa compassione.

Crespino. {{Ids|(Mette giù2 il sacco, tira fuori le scarpe ecc., le mette sul banchetto ed entra in bottega3 senza dir niente.)

Giannina. Oh ecco Crespino. Ben ritornato. Dove siete stato sinora?

Crespino. Non vedete? A comprare del cuoio e a prendere delle scarpe d’accomodare.

Giannina. Ma voi non fate che accomodar delle scarpe vecchie. Non vorrei che dicessero... Sapete che non vi sono che delle male lingue.

  1. Voce dialettale. Il Cameroni, il Masi e altri stampano corame; il Momigliano: cuoia.
  2. Così giustamente correngono il Cameroni (Capolavori di C. G., Trieste 1857)}} e Cesare Levi (ed. cit.). Nell’ed. Zatta è stampato qui. Nelle edizioni curate dal Masi, dal dal Guastalla, dal Momigliano, dal Vaccalluzzo leggesi: depone ecc.
  3. Nell’ed. Zatta è stampato per isbaglio: e in bottega. Neil’ed. Cameroni e nelle più recenti si corregge: e va in bottega; ma il G. suol dire entra.