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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/438



Giannina. Ah! cosa le ho detto io?

Evaristo. Son fuor di me. Non so in che mondo mi sia. Chiu- dermi la porta in faccia?

Giannina. Oh, non si meravigli. L’hanno fatto anche a me questo bel trattamento.

Evaristo. Com’è possibile che Candida m’abbia potuto ingan- nare?

Giannina. Quel ch’è di fatto non si può mettere in dubbio.

Evaristo. Ancora non lo credo, non lo posso credere, non lo crederò mai.

Giannina. Non lo crede?

Evaristo. No, vi sarà qualche equivoco, qualche mistero, conosco il cuore di Candida; non è capace.

Giannina. Bene. Si consoli così. Speri e se la goda, che buon prò le faccia.

Evaristo. Voglio parlar con Candida assolutamente.

Giannina. Se non l’ha voluto ricevere!

Evaristo. Non importa. Vi sarà qualche altra ragione. Andrò in casa del caffettiere. Mi basta di vederla, di sentire una pa- rola da lei. Mi basta un cenno per assicurarmi della mia vita o della mia morte.

Giannina. Tenga.

SCENA XIII.

Coronato e Scavezzo vengono da dove sono andati; Scavezzo \>a a dirittura all’osteria. Coronato resta in disparte ad ascoltare; e delti.

Evaristo. Cosa volete darmi?

Giannina. 11 ventaglio.

Evaristo. Tenetelo, non mi tormentate.

Giannina. Me lo dona il ventaglio?

Evaristo. Si, tenetelo, ve lo dono. (Son fuor di me stesso).

Giannina. Quand è così, la ringrazio.