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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/437



Giannina. Dal signor barone del Cedro.

Evaristo. Il Barone è in casa? (con maraviglia)

Giannina. Che difficoltà e’è che sia in casa, se è Io sposo della signora Candida?

Evaristo. Giannina, voi sognate, voi delirate, voi non fate che dire degli spropositi.

Giannina. Non mi credete, andate a vedere, e saprete s’io dico la venta.

Evaristo. In casa della signora Geltruda...

Giannina. E della signora Candida.

Evaristo. Vi è il Barone?

Giannina. Del Cedro...

Evaristo. Sposo della signora Candida...

Giannina. L’ho veduto con questi occhi e sentito con queste orecchie.

Evaristo. Non può stare, non può essere, voi dite delle bestialità.

Giannina. Andate, vedete, sentite, e vedrete s’io dico delle be- stialità, (cantando)

Evaristo. Subito, immediatamente. (corre al palazzino e batte)

Giannina. Povero sciocco! Si fida dell’amore d’una giovane di città! Non sono come noi no, le cittadine. (Evaristo freme, e) toma a battere.

Tognino. (Apre, e si fa vedere sulla porta.)

Evaristo. E bene!

Tognino. Perdoni, io non posso introdur nessuno.

Evaristo. Avete detto che sono io?

Tognino. L’ho detto.

Evaristo. Alla signora Candida?

Tognino. Alla signora Candida.

Evaristo. E la signora Geltruda non vuole ch’io entri?

Tognino. Anzi la signora Geltruda aveva detto di lasciarla entrare, e la signora Candida non ha voluto.

Evaristo. Non ha voluto? Ah giuro al cielo! Entrerò. (vuol sforzare e Tognino gli (’) serra la porta in faccia (I) Ed. Zatta: li.