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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/434



Giannina. (Mette fuori la testa con paura (’) dalla sua porta) Cos è questa scioccareila? (caricando con disprezzo, e torna dentro)

Conte. Zitto lì, impertinente. (contro Qiannina)

Geltruda. Se vogliono favorire, darò ordine che sieno introdotti, (via)

Conte. Sentite? (al Barone)

Barone. Non ho niente che dire.

Conte. Cosa volete fare di quelle pistole?

Barone. Scusate la delicatezza d’onore... (meIle via le pistole)

Conte. E volete presentarvi a due donne colle pistole in saccoccia?

Barone. Le porto in campagna per mia difesa.

Conte. Ma se lo sanno che abbiate quelle pistole: sapete cosa sono le donne, non vorranno che vi accostiate.

Barone. Avete ragione. Vi ringrazio di avermi prevenuto, e per segno di buona amicizia, ve ne faccio un presente, (le toma) a tirar fuori e gliele presenta.

Conte. Un presente a me? (con timore)

Barone. Sì, spero che non lo ricusarete.

Conte. Le accetterò perchè vengono dalle vostre mani. Sono cariche?

Barone. Che domanda! Volete ch’io porti le pistole vuote?

Conte. Aspettate. Ehi dal caffè.

Limoncino. (Dalla bottega del caffè) Cosa mi comanda?

Conte. Prendete queste pistole, e custoditele, che le manderò a pi- gliare.

Limoncino. Sarà servito. (prende le pistole del Barone)

Conte. Badate bene che sono cariche.

Limoncino. Eh, ch’IO le so maneggiare. (scherza colle pistole)

Conte. Ehi, ehi, non fate la bestia. (con timore)

Limoncino. (E valoroso il signor Conte). (via)

Conte. Vi ringrazio, e ne terrò conto. (Dimani le venderò).

Tognino. (Dal palazzino) Signori, la padrona li aspetta.

Conte. Andiamo.

Barone. Andiamo. (I) Cosi giustamente corregge Cesare Levi (C. C, Il Ventaglio, Napoli, Pironti. 1912). Neil’ed. Zatta e nelle altre citale si legge: con pausa.