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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/421



Geltruda. Non vi giustificate fuor di proposito, signora Susanna.

Susanna. Oh, io sono assai dilicata, signora.

Geltruda. Perchè non dido a me, se avete bisogno d’una cuffia?

Candida. Voi eravate nel vostro gabinetto a scrivere; non ho voluto sturbarvi.

Susanna. Vuol vederla? La vado a prendere. S’accomodi qui, favorisca. (dà la sua sedia a Qeltruda, ed entra in bottega)

Geltruda. Avete saputo niente di quella contesa ch’è stata qui fra r oste ed il calzolaio? (a Candida, e siede)

Candida. Dicono per amore, per gelosie, (siede) Dicono che sia stata causa Giannina.

Geltruda. Mi dispiace, perchè è una buona ragazza.

Candida. Oh signora zia, scusatemi, ho sentito delle cose di lei, che sarà bene che non la facciamo più venire per casa.

Geltruda. Perchè? cosa hanno detto?

Candida. Vi racconterò poi. Fate a modo mio, signora, non la ricevete più, che farete bene.

Geltruda. Siccome ella veniva più da voi, che da me, vi lascio in libertà di Irattada come volete.

Candida. (Indegna! Non avrà più l’ardire di comparirmi dinnanzi).

Susanna. (Che toma) Ecco le cuffie, signora, guardi, scelga e si soddisfi, (tutte tre si occupano alla scelta delle cuffie, e parlano) piano fra loro.

SCENA IV.

Il Conte ed il Barone escono insieme dall’osteria.

Conte. Ho piacere che mi abbiate fatto la confidenza. Lasciatevi servire da me, e non dubitate.

Barone. So che siete amico della signora Geltruda.

Conte. Oh amico, vi dirò. Ella è una donna che ha qualche ta- lento, io amo la letteratura, mi diverto con lei più volentieri che con un’altra. Del resto poi ella è una povera cittadina. Suo marito le ha lasciato quella casupola con qualche pezzo