Apri il menu principale

Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/413



se fossero feriti, storpiati, fracassati, li servirei volentieri. Sopra tutti servirei di cuore in uno di questi casi V. S. illustrissima.

Conte. Sei un temerario, ti farò mandar via.

Timoteo. I galantuomini non si mandano via così facilmente.

Conte. Si mandano via i speciali ignoranti, temerari, impostori, come voi siete.

Timoteo. Mi maraviglio ch’ella parli così, signore; ella che senza le mie pillole sarebbe morto.

Conte. Insolente!

Timoteo. E le pillole non me r ha ancora pagate. (via)

Coronato. 11 Conte in questo caso mi potrebbe giovare, (da sé)

Conte. Ebbene, cosa è stato? cos’avete? qual è il motivo della vostra contesa?

Crespino. Dirò, signore... Non ho riguardo di dirlo in faccia di tutto il mondo... Amo Giannina...

Coronato. E Giannina dev’esser mia.

Conte. Ah ah, ho capito. Guerci amorosa. Due campioni di Cu- pido. Due valorosi rivali. Due pretendenti della bella Venere, della bella dea delle Case nove. (ridendo)

Crespino. Se ella crede di volermi porre in ridicolo... (vuol partire)

Conte. No. Venite qui. (lo ferma)

Coronato. La cosa è seriosa (’\ gliel’assicuro.)

Conte. Sì, lo credo. Siete amanti e siete rivali. Cospetto di bacco! guardate le combinazioni! Pare la favola ch’ho letto alla si- gnora Geltruda. (mostrando il libro, e legge) « Eravi una donzella d’una bellezza sì rara...»

Crespino. (Ho capito). Con sua licenza.

Conte. Dov’andate? Venite qui.

Crespino. Se mi permette, vado a terminar di accomodare le sue scarpe.

Conte. Oh sì, andate che siano finite per domattina.

Coronato. E sopra tutto che non siano accomodate col cuoio vecchio. (I) Il Masi, il Guastalla, il Padovan, il Momigliano e qualche altro stampano: seria. e e