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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/411



Giannina. Ci perde del suo?

Susanna. Siete una contadina, trattate da quella che siete. (corre via in bottega)

Giannina. (Vorrebbe seguitarla. Crespino la trattiene) Lasciatemi stare.

Crespino. Lasciatemi vedere il ventaglio. (con foi (con forza)

Giannina. Io non ho ventaglio.

Coronato. Cosa vi ha dato il signor Evaristo? (a Qa fianmna)

Giannina. Vi dico ch’è un’impertinenza la vostra. (a Coronato)

Coronato. Voglio saperlo. (5/ accosta a Giannina)

Crespino. Non tocca a voi, vi dico. (/o respinge)

Giannina. Non si tratta così colle fanciulle onorate, (s’accosta alla) sua casa.

Crespino. Ditelo a me, Giannina. (accostandosi a lei)

Giannina. Signor no. (s’accosta di più alla porta)

Coronato.!o, io ho da saperlo, (respinge Crespino, e s’acccosla a) Qiannina.

Giannina. Andate al diavolo, (entra in casa, e gli serra la porla in faccia)

Coronato. A me quest’affronto? (a Crespino) Per causa vostra. (minacciandolo)

Crespino. Voi siete un impertinente.

Coronato. Non mi fate riscaldare il sangue. (minacciandosi)

Crespino. Non ho paura di voi.

Coronato. Giannina dev’esser mia. (con forza)

Crespino. No, non lo sarà mai. E se questo fosse, giuro al cielo...

Coronato. Cosa sono queste minaccie? Con chi credete di aver che fare?

Crespino. Io sono un galantuomo, e son conosciuto.

Coronato. Ed io cosa sono?

Crespino. Non so niente.

Coronato. Sono un oste onorato.

Crespino. Onorato?

Coronato. Come! ci avreste voi qualche dubbio?

Crespino. Non sono io che lo mette in dubbio.

Coronato. E chi dunque?

Crespino. Tutto questo villaggio.