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ATTO TERZO 317


Camilla. (Parte).

Arlecchino. (Bisogna andar via). (come sopra)

Camilla. (Mi lascia, mi abbandona?)

Arlecchino. (Sì, ho risolto, bisogna andar), (va sino alla scena per partire.)

Camilla. Ah, mi sento morire. (si getta sopra una sedia)

Arlecchino. (Sì ferma e si rivolge a guardarla) (Ah, me recordo adesso del ferro e dei fili dei burattini; el gh’ha rason. Amor me move i brazzi, le gambe, la testa, el cuor). Camilla, ve sentìu mal?

Camilla. Oimè, mi sento... un’oppressione di cuore... una mancanza di respiro... un gelo interno, un sudor freddo, un tremor nelle membra, tutti segni mortali.

Arlecchino. Poveretta! Animo, animo, coraggio, no sarà gnente.

Camilla. Crudele! (guardandolo dolcemente)

Arlecchino. (Oh poveromo mi!) Lèvete suso, Camilla.

Camilla. Non posso.

Arlecchino. Provete, che t’aiuterò.

Camilla. (Sì alza, e torna cadere sopra la sedia) Non mi reggo in piedi.

Arlecchino. Dame le man a mi tutte do.

Camilla. Sostienmi. (gli dà le mani)

Arlecchino. Non aver paura, (prende per le due mani Camilla; ella si va alzando, e traballa. Quando è alzata, torna a cadere sulla sedia, ed Arlecchino cade ancor egli, e si ritrova in terra.

Arlecchino. Aiuto.

Camilla. (Balza dalla sedia) Ah poverino! t’hai fatto male?

Arlecchino. Estu guarida?

Camilla. Sì, sono guarita.

Arlecchino. Son guarido anca mi. (s’alza)

Camilla. Caro il mio Arlecchino. (singhiozzando)

Arlecchino. Cara la mia zoggia. (singhiozzando)

Camilla. Mi vuoi tu bene? (come sopra)

Arlecchino. Tutto el mio ben per ti. (come sopra)

Camilla. Sì, è vero, tu mi vuoi bene, ma il povero signor Pantalone...