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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/328



Silvio. No, amico, non partirete. Amore non vi permetterà di partire. (parte)

Arlecchino. Amor m’impedirà de partir? Sior no. Cossa èlo sto amor? Elo un mago che me possa incantar? No gh’ho paura, voggio andar via. (vede Camilla) Ah, ecco là la magia che m’incanta.

SCENA II.

Camilla ed Arlecchino.

Camilla. (Briccone! trattarmi in tal modo, usarmi una simile cru-) deltà? Meriterebbe ora ch’io lo scacciassi).

Arlecchino. (Vorria, e no vorria; ma no, mi no ho da esser) el primo).

Camilla. (Pretenderà ch’io vada a pregarlo. L’ho avvezzato) male, e se mi mette il piede sul collo, quando sarò sua moglie mi tratterà come un cane).

Arlecchino. (Ho proprio volontà de guardarla; ma se la guardo,) son fritto).

Camilla. (Chi sa mai cosa pensa? Chi sa mai con quale inten-) zione sia qui ritornato?)

Arlecchino. (Coraggio, el voi esser coraggio. Andar via senza) dirghe niente). (in alto di partire)

Camilla. (5i schiarisce con un poco di caricatura, senza guardarlo.)

Arlecchino. (Si ferma, e si rivolta verso Camilla. S’incontrano cogli) occhi, e restano un poco ammutoliti.

Arlecchino. Servitor suo. (dolcemente, in atto di voler partire)

Camilla. Serva sua. (inchinandosi con mestizia)

Arlecchino. (No la me dise gnanca, che resta? )

Camilla. (Ha intenzione ancora di lasciarmi? )

Arlecchino. (No, no la voggio pregar. No sarà mai vero, no) me voggio avvilir).

Camilla. (E un cane, è un barbaro, senza pietà, senza discre-) zione).

Arlecchino. (Animo, risoluzion). (in atto di andarsene)