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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/327



Petronio. Ecco il mio consiglio. Fate tutto quel che volete.

Arlecchino. Bravissimo, no ghe ne vói più saver.

Celio. Quand’è così, è superfluo di più parlarne. Amici, andiamo, egli non merita che ci prendiamo pena per lui; anzi dobbiamo persuadere Camilla ad abbandonarlo del tutto.

Silvio. Lasciamolo nella sua ostinazione.

Florindo. Sì, abbandoniamolo alla sua villana risoluzione. Andiamo a convincere, andiamo a disingannare Camilla.

Petronio. Il mio consiglio è approvato. Andiamo.

Arlecchino. Le diga, le senta, le se ferma. No son pò gnanca ustinà, come le me crede.

Celio. Sì, bravo. L’uomo di garbo conosce poi la ragione. Siete ancora in tempo. Siamo qui per voi. (Si vede che è inna-) morato. Prevaliamoci del momento). (agli altri)

Silvio. Consigliatevi col vostro cuore.

Florindo. Il filo, il filo del vostro amore.

Petronio. No, il mio consiglio.

Celio. Permetteteci di parlare a Camilla.

Silvio. Vedetela.

Florindo. Andiamola a ritrovare. Facciamola qui venire.

Petronio. No, il mio consiglio.

Arlecchino. Cossa gh’intra el vostro conseggio? Cossa me rom- peu la testa co sto vostro conseggio? (a Petronio)

Celio. Presto, presto, Camilla. (parie)

Florindo. Sì, Camilla, Camilla. (parte)

Petronio. È contento Arlecchino di veder Camilla? (a Silvio)

Silvio. Sì, è contento.

Petronio. Bene. Faccia quel che gli pare. In ogni maniera avrà sempre seguitato il mio consiglio. (parte)

Arlecchino. (Son confuso, no so gnanca mi, me sento un fogo,) una smania, un battimento de cuor).

Silvio. Arlecchino.

Arlecchino. Signor.

Silvio. Ecco Camilla che viene.

Arlecchino. Camilla?... voggio andar via.