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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/321



Florindo. Sentite l’argomento. In lode della cera di Spagna.

Pantalone. Puh, che diavolo d’argomento!

Florindo. L’idea è bellissima. Si loda la cera di Spagna che sigilla, e assicura dall’altrui curiosità i viglietti amorosi. Ah! vi piace, signor Petronio?

Petronio. Stupenda.

Celio. (Fa cenno a ’Petronio, che non va bene.)

Petronio. (Con cenni disapprova.)

Florindo. Del pesato sottil talento ispano Rubiconda, stupenda maraviglia, In candida conchiglia Delle perle d’amor chiude l’arcano.

Pantalone. Oh che roba! (burlandosi)

Florindo. Come?

Clarice. Bellissima. (ridendo)

Celio. Maravigliosa.

Angelica. Stupenda.

Florindo. Signor Silvio.

Silvio. Benissimo.

Florindo. Signor Petronio.

Petronio. Vi faccio il mio umilissimo complimento.

Florindo. Grazie, obbligato. Eh, picciole cose! vi è un poco di spirito, di novità.

SCENA XII.

Arlecchino, poi Camilla, e detti.

Arlecchino. Con licenza de lor signori.

Camilla. Fermatevi, non fate scene.

Arlecchino. Sento che i se diverte con delle belle poesie. Son qua anca mi, se i se contenta, a recitarghe una composizion.

Pantalone. (Oimei, ogni volta che vedu costì], me vien el spasemo).

Camilla. Arlecchino, abbiate giudizio per carità.

Arlecchino. Tasi, e ascolta anca ti sta bella composizion.

Florindo. Sentiamo lo spirito d’Arlecchino.