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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/320



Pantalone. Oh cara! Oh benedetta! Oh che musica! Oh che parole! Ah, cossa diseli? Cossa ghe par?

Celio. Per verità, non si può sentire di meglio.

Pantalone. Cossa disela, sior Silvio?

Silvio. E adorabile, sono incantato.

Florindo. (Parole indegne, musica scellerata). (a Petronio)

Petronio. (Tutto cattivo dunque). (a Florindo)

Florindo. (Tutto pessimo).

Petronio. (Sarà tutto pessimo).

Celio. Che dite? avete mai sentito di meglio? (a Petronio)

Petronio. Mai. (a Celio)

Pantalone. E èia no disc gnente, sior Florindo? Par che no r abbia godesto.

Florindo. Sì, ho goduto. (ironicamente)

Pantalone. Mi ho paura che noi se n’intenda.

Florindo. Perdonatemi. La musica e la poesia le conosco per- fettamente.

Pantalone. E eia, sior Petronio?

Petronio. Io? Ho un gusto delicatissimo.

Pantalone. Cossa disela de mie fie, donca?

Petronio. Oh!

Pantalone. La diga el so sentimento. Petronio, lo mi riporto al giudizio di questi signori.

Pantalone. (Povero martuffo! Noi sa gnente).

Florindo. Io stimo infinitamente il talento delle signore vostre figliuole, specialmente la buona disposizione della signora Clarice. Per donna è qualche cosa.

Pantalone. Per donna!

Florindo. Ma se volete sentire un pezzo di poesia, mi darò r onore io di recitarvi un piccolo madrigale da me composto, che non vi spiacerà.

Pantalone. Eh credo benissimo, senza che la se incomoda.

Florindo. No no, ho piacere che sia giudicato dalla signora Clarice.

Clarice. Lo sentirò volentieri.

Pantalone. (Me par mo anca, che la sia una mala creanza).