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308 ATTO SECONDO


Pantalone. Oh cara! Oh benedetta! Oh che musica! Oh che parole! Ah, cossa diseli? Cossa ghe par?

Celio. Per verità, non si può sentire di meglio.

Pantalone. Cossa disela, sior Silvio?

Silvio. È adorabile, sono incantato.

Florindo. (Parole indegne, musica scellerata). (a Petronio)

Petronio. (Tutto cattivo dunque). (a Florindo)

Florindo. (Tutto pessimo).

Petronio. (Sarà tutto pessimo).

Celio. Che dite? avete mai sentito di meglio? (a Petronio)

Petronio. Mai. (a Celio)

Pantalone. E èla no dise gnente, sior Florindo? Par che no l'abbia godesto.

Florindo. Sì, ho goduto. (ironicamente)

Pantalone. Mi ho paura che nol se n’intenda.

Florindo. Perdonatemi. La musica e la poesia le conosco perfettamente.

Pantalone. E ela, sior Petronio?

Petronio. Io? Ho un gusto delicatissimo.

Pantalone. Cossa disela de mie fie, donca?

Petronio. Oh!

Pantalone. La diga el so sentimento.

Petronio. Io mi riporto al giudizio di questi signori.

Pantalone. (Povero martuffo! Nol sa gnente).

Florindo. Io stimo infinitamente il talento delle signore vostre figliuole, specialmente la buona disposizione della signora Clarice. Per donna è qualche cosa.

Pantalone. Per donna!

Florindo. Ma se volete sentire un pezzo di poesia, mi darò l'onore io di recitarvi un piccolo madrigale da me composto, che non vi spiacerà.

Pantalone. Eh credo benissimo, senza che la se incomoda.

Florindo. No no, ho piacere che sia giudicato dalla signora Clarice.

Clarice. Lo sentirò volentieri.

Pantalone. (Me par mo anca, che la sia una mala creanza).