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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/315



Pantalone. Mi, per grazia del cielo, stago ben, e eia, sior Celio, cossa se sentela?

Celio. Un poco di melanconia, un poco di oppressione di spirito.

Pantalone. Gnente, el xe in bone man. El xe in te la più bella occasion del mondo de recrearse. Pie mie, feghe sentir qualcossa de bello. L’averà motivo de devertirse.

Celio. Sì, è necessario ch’io mi diverta. (Non vo’ far conoscere) la mia debolezza).

Scapino. Signor padrone.

Pantalone. Cossa gh’è?

Scapino. Il signor Florindo e il signor Petronio vorrebbero rive- rirla.

Pantalone. Sì ben, i vien a tempo anca lori, che i resta servidi. I sentirà le mie putte.

Scapino. (Gran passione ha il signor Pantalone per queste sue) fighe. Fa anch’egli come fanno le madri delle virtuose: senti- rete mia figlia, sentirete mia figlia). (parte)

Pantalone. Se dilettela de poesia, sior Celio?

Celio. Tutte le cose belle mi piacciono. (guardando Clarice)

Pantalone. La sentirà un pezzo da sessanta. La sentirà un capo d’opera.

SCENA XL

Florindo, Petronio e detti.

Pantalone. Oh veli qua! Patroni, che i resta servidi, che i vegna avanti.

Florindo. Servitor umilissimo di lor signori.

Petronio. Servo riverente di lor signori. (tutti li salutano)

Pantalone. Le se comoda.

Petronio. (Siede vicino a Celio.)

Florindo. (Siede vicino a ’Petronio, sopra l’ultima sedia.)

Pantalone. (Siede fra Clarice ed Angelica) Le soffrirà le debo- lezze delle mie putte. Un pochetto de musica, un pochette de poesia. Strazzarie, bagafelle.