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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/314



Silvio. E ammirabile.

Angelica. Siete assai gentile per compatirla.

Silvio. Favorite sentire s’io la capisco.

Angelica. Voi la capirete senza veruna difficoltà, (restano tutti) due impiegati ad osservare la musica.

Celio. Credo che il signor Silvio sia più fortunato di me. (a Clarice)

Clarice. Scusatemi, credo che il signor Silvio sia più discreto di voi.

Celio. E perchè ciò, signora?

Clarice. Egli non ardirà di spiegarsi con mia sorella, come voi vi siete spiegato con me.

Celio. Perchè egli non amerà, come io vi amo.

Clarice. Se il vostro amore è perfetto, perchè non lo partecipate a chi si conviene?

Celio. E a chi dovrei io farne parte?

Clarice. A mio padre.

Celio. A vostro padre? Ho inteso. Per ora non potreste voi dispensarmi?

Clarice. No, il vostro amore è dubbioso, ed io non lo deggio assolutamente soffrire.

Celio. (Gran disgrazia è la nostra. Le donne o sono troppo facili,) o troppo severe. Nelle facili non vi è costanza, e nelle severe manca la compiacenza). (resta sospeso)

SCENA X.

Pantalone e detti, poi Scapino.

Pantalone. Patroni reveriti.

Silvio. Riverisco il signor Pantalone.

Celio. Servitor umilissimo. (sostenuto)

Silvio. Signor Celio.

Celio. Che comandate?

Silvio. Perchè non gli domandate, come sta di salute?

Celio. Ora sto male io, e non mi curo della salute degli altri.