Apri il menu principale

Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/312



amo teneramente, ch’io sono incantato del vostro merito e della vostra bellezza.

Clarice. Camilla.

Camilla. Signora.

Clarice. Il signor Celio questa mattina è di buon umore. E venuto qui con animo di scherzare.

Camilla. Temto meglio per voi, signora. Nelle angustie nelle quali vi ritrovate, non avete bisogno che di rallegrare lo spirito. (in maniera che Silvio la possa intendere)

Silvio. Camilla.

Camilla. Signore.

Silvio. Una parola...

Camilla. Eccomi. (si accosta)

Silvio. Sono in angustie queste due signore? (piano a Camilla)

Camilla. Sì certo, in angustie grandissime.

Silvio. Manderò io tutto il loro bisogno.

Camilla. No signore, non v’incomodate. Fino che sono in casa mia, non hanno bisogno di nulla.

Silvio. Bene. Scusatemi. (seguita a guardar la musica)

Camilla. Non hanno bisogno di nulla, ma vedere bene, sono in età, hanno del merito, se capitasse loro una buona occasione...

Silvio. Ho capito.

Camilla. E se voi aveste vera stima per la signora Angelica...

Silvio. Non occorr’altro.

Camilla. (Chi mai può arrivare a capirlo?)

Clarice. Basta così, signore. Voi vi avanzate un poco troppo, ed io non sono accostumata a simili com.plimenti. (a Celio)

Celio. Ma se vi adoro, se da voi sola dipende la mia pace, il mio riposo, la mia vita medesima.

Clarice. Camilla.

Camilla. Mi comandi.

Clarice. Dov’è mio padre?

Camilla. Non so, signora; ecco qui la signora Angelica.