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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/307



Scapino. (Mi pare impossibile che Camilla lo possa soffrire).

Camilla. (Briccone! sa quanto l’amo, e per questo mi parla con) arroganza).

Arlecchino. In sta casa non voggio conversazion.

Camilla. Via, per oggi solamente, e non più.

Arlecchino. No, gnanca per un momento.

Camilla. Ma come ho da fare, se ho data la mia parola?

Arlecchino. T’insegnerò mi quello che ti ha da far. Licenziar el sior Pantalon, serrar la porta, lassar che i batta, e non avrir a nissun.

Scapino. (Un ripiego nobile da facchino),

Camilla. No, non sono capace di usar una mala azione, e questo non Io farò mai.

Arlecchino. Ti non lo farà mai?

Camilla. Non lo farò mai.

Arlecchino. Pettegola, ustinada, insolente.

Scapino. (Oh buono!)

Camilla. Tu sei più ostinato e impertinente di me.

Scapino. (Oh meglio!)

Arlecchino. Indegna dell’amor d’Arlecchin.

Camilla. Se tu mi volessi bene, non mi tratteresti così.

Scapino. (Ha ragione).

Arlecchino. Se ho da esser to mando, voi poder comandar.

Camilla. Ti obbedirò nelle cose lecite e oneste.

Arlecchino. Siora Camilla, la reverisso.

Camilla. Serva sua, signor Arlecchino.

Arlecchino. La compatissa.

Camilla. Perdoni.

Scapino. (Questi complimenti mi piacciono infinitamente).

Arlecchino. Vago via. (scostandosi)

Scapino. (Oh che piacere!)

Arlecchino. M’ala chiama?

Scapino. Signor no, non vi chiama.

Arlecchino. Ho capido, no la me chiama. Scapin sa che no la me chiama. Ho inteso tutto. La voi far a so modo. Gente in casa, conversazion e Scapin al fianco. Servitor umilissimo, (partendo)