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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/304



Camilla. Queste buone figliuole del signor Pantalone avrebbero bisogno che il cielo le provedesse per essere maritate. Hanno del merito, ed ho piacere che sieno conosciute e sentite. Chi sa che qualcheduno, innamorato della loro virtù, non si riduca a sposarle? lo non lascierò di contribuire alla loro fortuna.

Scapino. (Col tavolino) Eccolo qui. Va bene in questo sito?

Camilla. Va benissimo. Favorite di portar la spinetta.

Scapino. Ben volentieri. (Chi sa che non mi riesca di guadagnarla?) Bisogna ch’io procuri di mettermi in grazia), (va per la spinella)

Camilla. Arlecchino sbuffa, grida, e minaccia, ma non so che fare; ho pietà di questa famiglia, ho data la mia parola, e non posso fare altrimenti. Finalmente Arlecchmo mi vuol bene, e quando un uomo vuol bene, non si disgusta per così poco.

Scapino. (Colla spinetta) Ecco la spinetta.

Camilla. Bravissimo, mettetela sul tavolino.

Scapino. Così?

Camilla. Così. Voi fate tutte le cose bene.

Scapino. Vorrei avere abilità sufficiente per dar nel genio alla signora Camilla.

Camilla. Vi sono molto obbligata per il buon cuore che avete per me.

Scapino. Ma io non sono degno della sua grazia.

Camilla. Anzi ho di voi tutta la stima possibile.

Scapino. Eh! io non ho il merito d’Arlecchino.

Camilla. Arlecchino ha il suo merito, e voi non mancate d’averne.

Scapino. Ma egli ha la fortuna di possedere il cuore della signora

Camilla.

Camilla. Siete pure grazioso. Vorrei un altro piacere da voi. La stanza è un poco oscura. Se la signora Angelica ha da cantare, non ci vedrà. Fatemi il piacere di andar a prendere quei due candelieri che sono in sala.

Scapino. Volentierissima.

Camilla. Abbiate pazienza.

Scapino. Lasciamo le cerimonie. Comandatemi liberamente. Se sapeste tutto... non ho coraggio a parlare... Basta, col tempo mi spiegherò. (\>a per t candelieri)