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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/300



chettin. Gh’ho dei travaggi, gh’ho delle afflizion, ma co te sento a cantar me passa tutto, me bagola el cuor in sen.

Angelica. E che cosa vorreste voi ch’io cantassi?

Pantalone. Canteme l’aria del russignol.

Angelica. Senza la spinetta non si può cantare.

Pantalone. Te compagnerò mi.

Angelica. E come?

Pantalone. Te farò el basso, te batterò la battua.

Angelica. Non mi ricordo nemmeno il tuono.

Pantalone. Oh, el ton te lo darò mi. La la ra la la.

Angelica. Aspettate, aspettate, il tuono l’ho ritrovato.

Pantalone. Via, da brava. Cantela pulito.

SCENA IX.

Arlecchino e dellì.

Arlecchino. Oh, el cocchio partirà domattina...

Pantalone. El diavolo che te porta. (No lo posso soffrir), (parie)

Arlecchino. La favorissa, signora, aia fatto i bauli? Ala messo via le so bagatelle?

Angelica. Non vi abbado, non vi rispondo. Camilla è la pa- drona di questa casa, e voi non vi riconosco per niente, (parte)

SCENA X.

Arlecchino solo.

Brava. Dalla maniera grave, imperiosa, se vede che l’è una vir- tuosa de musica. E pecca che no la vada a recitar in teatro. La farave pulito la parte de Semiramide, de Cleopatra. Notì vi abbado. Non vi rispondo, non vi riconosco per niente. Ma la si- gnora Cleopatra anderà via, la signora Semiramide favorirà de partir. Ghe poderave esser una difficoltà. Poderia darse che la principessa, che la regina non avesse quattrini per far el viazo. In sto caso la virtuosa de musica, e la virtuosa de lettere, e el