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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/287



Scapino. Clic obbligo ha ella di farvi sapere tutti i fatti suoi?

Arlecchino. Sior sì, la gh’ha obbligo de farmelo saver, perchè r ha da esser mia mujer, e tutto quel che la gh’ha a sto mondo l’ha da esser mio, e no vojo che la se fazza magnar el soo, e che la fazza magnar el mio; e sior Pantalon ha da andar via subito de sta casa colle so zoggie, che delle zoggie che magna no ghe ne so cossa far, e comando mi, e in sta casa son patron mi, e se Camilla no lo manderà via, lo manderò via mi.

Scapino. (Diavolo, mi dispiace bene sentire che Camilla sia) impegnata con costui). Piano, piano, signor Arlecchino, non tanto strepito, non tanta superbia. Ricordatevi che Camilla, voi ed io siamo stati tutti tre servitori del signore Stefanello.

Arlecchino. Da mi a ti ghe xe sempre sta della differenza. Mi ho Servio da mastro de casa, e ti da staffier.

Scapino. Sì, ecco la differenza. Voi siete ricco ed io sono po- vero, perchè voi avete rubato assai più di me.

Arlecchino. No xe vero niente, ti xe una mala lengua. Tutto quello che gh’ho, me l’ha dà el patron colle so proprie man.

Scapino. E verissimo. Il padrone vi ha sempre dato da spendere, ma voi non avete speso tutto quello che il padrone vi ha dato.

Arlecchino. Ho i mi conti approvadi, ho el mio libro salda.

Scapino. Se quel libro potesse parlare, ogni pagina domanderebbe vendetta.

Arlecchino. Tasi là, che te rompo el muso.

Scapino. Provati, se hai coraggio.

SCENA II.

Camilla e detti.

Camilla. Che cos’è questo rumore? Oh Arlecchino, ben tornato dalla campagna.

Arlecchino. Giusto vu ve voleva.

Camilla. Ma che cosa avete, figliuoli, fra di voi, che vi ho sentito gndare?