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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/269



una sposa tenera e rispettata. Compatite le mie apprensioni, scusate la soverchia delicatezza del modo mio di pensare. As- sicuratevi che mi siete caro, che vi amerò sempre, e che il cielo mi ha destinata per voi.

Marchese. Ah, se tutto è vero quel che voi dite, io sono il più felice di questa terra.

Conte. Amico, voi avete avuto campo di conoscere il carattere di mia figliuola. Ella non è capace di mentire, e di tradir se medesima per un capriccio.

Tenente. Beato il mondo, se di tai donne sincere se ne trovasse non dirò in gran copia, ma almeno il quattro o il cinque per cento.

Conte. Andiamo, signor Marchese, se vi contentate, andiamo tutti a Milano. Colà, secondo il nostro primo concerto, si con- cluderanno le nozze.

Marchese. Andiamo pure, se così piace alla mia adorabile Con- tessina.

Contessa. Guidatemi pure dove vi aggrada. Son col mio caro padre, son col mio caro sposo, non posso essere più contenta.

Tenente. Sì, andiamo, signori: ma con loro buona licenza, diamo prima una buona mangiata, e facciamo onore al prezioso vino di Monferrato.

Barone. Confesso che io non merito il piacere di essere della partita, ma vi prego di crédermi vostro amico, e assai pentito d’avervi dato qualche motivo di dispiacere. Assicuratevi, signor

Marchese...

Marchese. Non più, signore; accetto per vere le vostre giu- stificazioni, e per disingannar la mia sposa ch’io sia sover- chiamente collerico, o pazzamente geloso, vi supplico di restar a pranzo con noi, e di favorirci nel viaggio. Oh viaggio per me felice! Oh fortunata Osteria della Posta! Fortunatissima sempre più, s’ella fia degna della grazia e del compatimento di chi ci ascolta. Fine della Commedia.