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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/261



e il ciel non voglia che non vi muova piuttosto la condizione di un unica figlia, erede presuntiva di un genitore non povero. Qualunque sia il pensiero che vi stimola, è sempre indegno di un galantuomo, che dee rispettare l’autorità di un padre e la casa di un cavaliere onorato. Può essere, che la renitenza di mia figliuola alle nozze che io le propongo, derivi innocente- mente dal di lei cuore, ma ho anche ragion di sospettare, che l’orgoglio di una fanciulla sia animato dalle lusinghe di un amante vicino. Beatrice è saggia e morigerata, ma tanto più mi con- fermo, che non sia ella per se medesima capace di contra- dirmi, senza essere prevenuta da qualche occulta passione. Voi siete il solo, su cui cader possono i miei sospetti, ed ho a ragion dubitato, che partecipandovi la risoluzione mia di con- duda meco a Torino, aveste Y abilità di persuaderla a con- tradirmi anche in questo, e pormi in necessità di usar la vio- lenza e il rigore. Ecco la ragione, per cui vi ho tenuto ce- lato il disegno mio di partire, non per mancanza di rispetto a voi ed alla vostra degna famiglia. Se ciò vi sembra un aggravio, vi supplico di perdonarmi. Scusate un padre impe- gnato, compatite un cavaliere che ha data la sua parola. Esa- minate voi stesso, e comprenderete meglio di quello ch’io possa dirvi, se onesti sono i miei sentimenti.

Barone. Si, Conte, mi persuade il vostro sano ragionamento, e sono assai soddisfatto dalle vostre cortesi giustificazioni. Vi con- fesso la verità, ho della stima per la degna vostra figliuola; parliamo liberamente, ho dell’amore, ho della tenerezza per essa, e volesse il cielo ch’io fossi degno di possederla, non già pel vile interesse della sua dote, ma pel merito di quella bellezza e di quella virtù che l’adorna. Vi giuro non per- tanto suir onor mio, non aver io colpa veruna nella ritrosia ch’ella mostra ai voleri vostri. Non son capace di farlo, ed ella non è sì debole per lasciarsi sedurre. Compatitemi, se ho potuto spiacervi. Scusate in me una passione onestissima, con- cepita per la violenza di un merito sorprendente; assicuratevi del mio rispetto, e fatemi degno della cara vostra amicizia.