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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/256



Marchese. Lo prendereste in isposo?

Contessa. Piuttosto lui, che una persona ch’io non conosco.

Marchese. Scusatemi, io credo che ne siate accesa.

Contessa. Mi conoscete poco, signore; io non sono avvezza a mentire.

Marchese. L’essere voi sì mal prevenuta per il marchese Leo- nardo, pare un indizio di radicata passione.

Contessa. Perdonate, io non ho detto di esserne mal prevenuta, temo, dubito, e me ne vo’assicurare. Potete voi condannarmi?

Marchese. No, adorabile Contessina. Voi meritate di esser contenta e desidero che lo siate; felice colui che avrà la sorte di pos- sedere una sposa sì amabile e così sincera. Ammirabile è la vostra virtù, rara è la vostra bellezza, soavi sono e vivacissimi i vostri begli occhi... (con tenerezza)

Contessa. Signor capitano, mi sembra che vi avanziate un po’ troppo. (si alza)

Marchese. Mi anima l’interesse ch’io prendo pel caro amico.

Contessa. Fatelo con un poco più di contegno.

Marchese. Oh cieli! vorrei pur chiedere... Ma non ardisco.

Contessa. Con permissione. E tempo ch’io vada a risvegliare il mio genitore. (m atto di partire)

Marchese. Permettetemi.

Contessa. E che cosa vorreste?

Marchese. Ditemi coli’usata vostra sincerità, s’io fossi colui che vi è destinato in isposo, potrei lusingarmi di essere da voi gradito?

Contessa. Se amate la sincerità, soffrite ch’io vi dica di no.

Marchese. Sono orribile agli occhi vostri?

Contessa. Non vi dirò, se piacciami o mi dispiaccia l’aspetto vostro. Dicovi solamente, che gli ultimi accenti vostri dimostrano in voi un poco troppo di militare licenza, lo non bramo uno sposo né zotico, ne selvaggio; ma lo desidero onesto, morigerato e prudente. (parte)