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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/248



essere un poco geloso. Se l’amaste troppo, se vi piacesse mol- tissimo, voi avreste delle maggiori inquietudini.

Marchese. Veramente non saprei dir io medesimo, se meglio fosse una sposa amabile con un pochino di gelosia, o una brutterella senza timori.

Tenente. Volete ch’io vi dica, che cosa sarebbe meglio?

Marchese. Quale sarebbe r opinione vostra?

Tenente. Il non avere sposa di sorte alcuna. Poiché, se è bella, piacerà a molti, se è brutta, non piacerà ne agli altri, ne a voi. Se è brutta, avrete un diavolo in casa; se è bella, avrete dei diavoli in casa e fuori di casa.

Marchese. In somma voi vorreste che tutti vivessero alla militare.

Tenente. Sì, e credo non ci sia niente di m.eglio al mondo. Oggi qua, domani là; oggi un amoretto, domani un altro. Amare, far la corte, servire, e a un tocco di tamburo, salute a chi resta, e buona ventura a chi parte.

Marchese. E appena giunto ad un quartiere novello, innamorarsi subito a prima veduta.

Tenente. Sì, in un batter d’occhio. Se questa giovane, che è qui alloggiata, è niente niente di buono, m’impegno farvi vedere, come si fa ad innamorarla con due parole.

Marchese. Tutto sta, che vogliano compagnia.

Tenente. E perchè avrebbono da ricusarla?

Marchese. Bisogna vedere di che umore è suo padre.

Tenente. Gli parlerò io, m’introdurrò francamente. Faremo amicizia in un subito alla militare.

Marchese. Ma, caro amico, non ci fermiamo qui troppe ore.

Tenente. Gran premura è la vostra! Eppure, secondo ciò che mi avete detto, non vi aspettano a Milano che da qui un mese. Partiremo alle ventidue, viaggieremo di notte, e domani sen- z’altro sarete in tempo di sorprendere gentilmente la vostra sposa. Intanto, se volete riposare, andate lì nella nostra camera. Io voglio andare in cucina a vedere che cosa ci daranno da desinare, ed a sentire questo vino di Monferrato, che non vorrei ci corbellassero sulla fede. Nasca quel che sa nascere, se aves-