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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/246



Cameriere. ^ E occupata, signore.

Tenente. È occupata? Chi e’è dentro?

Cameriere. Un cavaliere milanese con una dama, che dicono sia sua figliuola.

Tenente. È bella?

Cameriere. Non e’è male.

Tenente. Da dove vengono?

Cameriere. Da Milano.

Tenente. Dove vanno?

Cameriere. Non glielo so dire.

Tenente. Ed a far che si trattengono qui in Vercelli?

Cameriere. Sono arrivati qui per la posta. Riposano; hanno ordi- nato il pranzo, e passate che saranno le ore più calde, prose- guiranno il viaggio.

Tenente. Bene; se si contentano, noi pranzeremo insieme.

Marchese. No, caro amico, spicciamoci. Prendiamo un po’ di rin- fresco e seguitiamo la nostra strada.

Tenente. Caro Marchese, io sono partito con voi da Torino (!) per compiacervi, vi faccio compagnia assai volentieri; ma viaggiare a quest’ora, con questo sole e con questa polvere, non mi co- moda molto.

Marchese. Un militare si lascia far paura dalla polvere e dal calore del sole?

Tenente. Se io fossi obbligato a farlo per i doveri del mio me- stiere, lo farei francamente, ma quando si può, la natura insegna ad isfuggire gl’incomodi. Vi compatisco, se vi sollecita il de- siderio di vedere la vostra sposa; ma abbiate ancora un poco di carità per l’amico.

Marchese. Sì, sì, ho capito. L’occasione di pranzare con una giovane vi fa temere il caldo e la polvere.

Tenente. Eh corbellerie! Quattr’ore prima, quattr’ore dopo, do- mani noi saremo a Milano. Cameriere, preparateci da mangiare.

Cameriere. Sarà servita. (1) Nell’ed. Pittori sì trova stampalo, qui e più avanti, Turino,