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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/209



Madama. Non, monsieur Jamaria; tnonsieur Anjoletto non è pas digne de moi. 11 a avuto la temente di sprezzarmi. Je mou- rerois piuttosto che andar con lui. Il è vrai, che sola non posso andare (’), che non sono ancora sì vecchia, e che ho con me molto argento e avrei bisogno de la compagnie di un onest’uomo; mais je aborrisco questi giovani impertinenti, e je voudrois accompagnarmi con un uomo avanzato.

Zamaria. Sì ben, ve lodo, e sarà meggio per vu.

Madama. E,st-il vrai, monsieur Jamaria, que vous éles veuf?

Zamaria. Come? Se mi sqn vovi?

Madama. Voglio dire: è vero che voi siete vedovo?

Zamaria. Siora sì; son veduo.

Madama. Oh! la miserabile vita ch’è quella di noi poveri ve- dovelli! Pourquoi non vi maritate, monsieur Jamaria?

Zamaria. Oh! che cara madama. Ve par che mi sia in stato de maridarme?

Madama. Comment, monsieur? Un homme, come voi siete, po- trebbe svegliare la fiamme de Cupidon dans le coeur d’une jolie dame.

Zamaria. Oh che cara madama!

Madama. Voi siete fresco, robusto, adorabile.

Zamaria. Diseu dasseno?

Cosmo. Sior padron, la vegna de là in cusina a dar un’occhiada, e ordenar cossa che s’ha da metter in tola.

Zamaria. Dove xe mia fia?

Cosmo. La xe de là con quelle altre signore.

Zamaria. Vegno mi donca. (Cosmo parte) Con grazia, madama, vago de là, perchè i voi metter in tola. Se volè andar in ca- mera da mia fia, comode ve.

Madama. Non, monsieur, je resterai ici, se voi mi donate la per- mission.

Zamaria. Comodève come volè. A révederse a tola.

Madama. Ricordatevi ch’io voglio a table sedere appresso di voi.

Zamaria. Arente de mi? (I) Nelle edizioni Pasquali. Zalta ecc. c’è qui il punto fermo.