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Morelli ne! 1862: «...Onde avverrà ciò che più volte ne fu dato di vedere, cioè di trasformare il più stupendo Fiammingo in una mal imbrattata insegna di osteria, e portare le B. Chiozz. a tanta viltà di rappresentazione da non conoscervi più neppure la mano dell'autore, variandone e aggiungendo brani interi del dialogo». E poche pagine dopo: «Belle sono le scene di Eugenia e Fulgenzio negl’'Innamorati, e belle ancora quelle di Tita-Nane e Lucietta nelle B. Chiozz.: ma disgraziatamente poche volte si sono vedute rappresentare senza che fossero esagerate le prime, e rese insopportabili le seconde» (Note sull’arte drammatica rappresentativa, Milano 1862, pp. 128 e 136). Il coro degli ammiratori delle Baruffe andò crescendo nella seconda metà del secolo scorso, soprattutto intorno al 1880, quando incominciò il fervore degli studi goldoniani, e l’arte rifioriva giocondamente sulle lagune. Per primo Raffaele Nocchi, nel 1856, le introduceva m una breve scelta di commedie goldoniane (Comm. scelte, Firenze, Le Mounier), premettendovi un garbato giudizio: " Questa commedia, tenuta dall’Autore per non più che uno scherzo, ritrae tanto limpidamente il vero, da farla riporre fra le migliori.... Chi poi credesse facile porre in scena, in tutto il suo candore, l’umor brioso, leggero, e quasi fanciullesco di que’ buoni popolani, non ha che a provarsi in qualche impresa somigliante. Ma Goldoni era specialmente atto, per la semplicità dell’indole sua, a riflettere, per così dire, colla purità dello specchio, nature ed affetti tanto pronti a patire quell’alterazione, che diventa una specie di travestimento. Si porrà osservazione anche all’agevolezza con la quale egli padroneggia il suo argomento, movendo e contrapponendo quasi a schiere i personaggi, senza meno però mostrare a suo luogo spiccato ciascuno di loro; dimodoché, per usare il linguaggio de’ pittori, ogni menomo particolare risalta agli occhi con chiarezza, resa maggiore da que’ larghi partiti, che conferiscono ad abbracciare facilmente l’insieme. Ma vale meglio di ogni osservazione il lasciarsi andare con animo disposto alle semplici e liete impressioni di questo genere di componimenti».

Ignazio Ciampi, nella sua "Vita artistica di G., scritta ne! 1860 (Roma) e dedicata alla Ristori, se ne sbrigò con poche parole: «Nelle B. Chiozz., nel Ventaglio, nei Pettegolezzi ed in altre, scorre quest’allegra e vivace vena la quale può ammirarsi, ma non imitarsi efficacemente giammai, se non da quello che nasca si come il Gold, fu temperato. E tali commedie lo rendono appunto singolare ed originale» (p. 38). Meglio nelle sue Lezioni di letteratura italiana Luigi Settembrini: «...Dove l’esterna osservazione bastava, e non c’era bisogno di andare al profondo, il G. fece opera di maravigliosa e durevole bellezza... Considerate le B. Chiozz.: quelle donne e quei marinai sono come bambini che si mutano ad ogni ora: quello che si vede è tutta la vita loro, è tutta la verità: però il contrasto che diviene baruffa si scioglie facilmente e la commedia piace e ci è cara perchè ci ritrae tutta intera la natura di quelle persone» (Napoli, 1872, t. Ili, 162-3).

Ma ecco Pompeo Molmenti, il quale con fine senso di artista e di veneziano apre la serie degli scrittori moderni: «Nelle B. Chiozz., mirabile bozzetto di costumi, l’arte è vinta dalla natura. Quei popolani accattabrighe, quelle femmine ciarliere e pettegole sono così felicemente rese che nulla più. C’è l'aspetto ben definito del paese: ci sembra camminare per le strade di