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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1915, XX.djvu/104



Titta Nane. Cossa gh’astu? (a Ludelta, rusticamente)

Lucietta. Gnente. (piangendo)

Titta Nane. Via, animo. (a Ludetta)

Lucietta. Cossa vustu?

Titta Nane. Coss’è sto fiffare(a)?

Lucietta. Can, sassin. (a Titta Nane, con passione)

Titta Nane. Tasi. (con imperio)

Lucietta. Ti me vuol lassare?

Titta Nane. Me farastu più desperare?

Lucietta. No.

Titta Nane. ’Me vorastu ben?

Lucietta. Sì.

Titta Nane. Paron Toni, donna Pasqua, lustrissimo, co bona licenzia. Dame la man. (a Lucietta)

Lucietta. Tiò. (gli dà la mano)

Titta Nane. Ti xe mia muggiere. (sempre ruvido)

Isidoro. Oh bella! Oe, Sansuga? (al servitore)

Servitore. Lustrissimo.

Isidoro. Va subito a far quel che t’ho dito.

Servitore. Subito. (parte)

Isidoro. A vu, Beppo. Sotto vu(i).

Beppo. Mi? La varda co che facilitae. Paron Fortunato, donna Libera, lustrissimo, co so bona grazia, (dà la mano a Orsetla) Mario e muggiere.

Orsetta. Oh! adesso mo, maridete anca ti, che no me n’im- porta, (a Checca)

Isidoro. Toffolo, chi è de volta (e)?

Toffolo. Mi prima barca (d). Parò Fortunato, donna Libera, lustrissimo, co so bona licenzia. (dà la mano a Checca)

Checca. Oe, la dota. (a Isidoro)

Isidoro. Son galantomo, ve la prometto. (a) Piangere. (A) A voi, Beppo; tocca a voi. (e) A chi tocca? Frase presa da que’ barcaiuoli che sono ai traghetti, cioè ai posti delle barche che SI noleggiano: dove il primo, a cui appjirtiene il carico, si dice esser di volta, (d) Io sono la prima barca, cioè tocca a me, seguitando il senso della metafora sopraddetta.