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174 ATTO TERZO

Riccardo. Sì, vendicherò l’offesa che mi vien fatta. Voi sarete chiusa fra quattro mura, e monsieur Filiberto mi pagherà l’insulto col rossore di se medesimo.

Filiberto. (Mi sta bene. Merito peggio).

Costanza. (Meschina di me! A quale stato mi ha condotto la passione, la debolezza e l’inobbedienza!)

Filiberto. Caro amico, scusatemi de’ miei trasporti. Conosco l’ingiustizia ch’io vi faceva, e giustamente il cielo mi punisce delle mie cattive intenzioni. Ah! monsieur Riccardo, ho perduta la mia figliuola, ed io medesimo ho procurato la mia disgrazia.

Riccardo. Perduta? se è maritata, non è interamente perduta.

Filiberto. Dubito di non vederla mai più. Chi sa che ora quel cane non me la trasporti lontano? Io medesimo gli ho dato cinquecento ghinee per portarmi via il cuore. La mia figlia, la mia unica figlia, l’amor mio, l’unica mia passione. Ah! potessi abbracciarla una volta almeno. Vo’ saper se è partita, vo’ procurar di vederla. S’ella è sparita, mi voglio uccidere colle mie mani. (andando via s’incontra colla figliuola)

SCENA VII.

Madamigella Giannina e detti.

Giannina. Ah caro padre!

Filiberto. Ah ingratissima figlia!

Giannina. Perdonatemi, per carità. (s’inginocchia)

Filiberto. Non meriti ch’io ti perdoni.

Giannina. È giustissimo il vostro sdegno.

Filiberto. (Mi sento morire).

Riccardo. (Il caso è compassionevole per tutti e due).

Costanza. (Sarei vendicata, se il padre non le perdonasse).

Filiberto. Alzati.

Giannina. Non mi alzerò senza il vostro perdono.

Filiberto. E avresti1 il cuore di darmi un sì gran dolore?

  1. Così il testo; ma probabilmente è da leggere avesti.