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IL RITORNO DALLA VILLEGGIATURA 303

Vittoria. A buon rivederci. (partendo)

Giacinta. Addio.

Guglielmo. Servo di lor signori. (saluta Filippo e Giacinta)

Filippo. Riverisco il signor Guglielmo.

Guglielmo. M’inchino alla signora Giacinta. (partendo)

Giacinta. Serva, serva, (a Guglielmo) Ci divertiremo col signor dottorino. (a Ferdinando)

Ferdinando. Moltissimo. Servitor loro. (partendo)

Filippo. Padrone. (a Ferdinando)

Giacinta. Padrone. (a Ferdinando; partono i tre suddetti)

Filippo. Se andate alla tavoletta, spicciatevi, ch’io ho fame e voglio andar a pranzare. (parte)

SCENA X.

Giacinta, poi Brigida.

Giacinta. Son fuor di me. Non so in che mondo mi sia.

Brigida. Signora padrona, come va la macchina?

Giacinta. Taci, per carità. Non cimentarti con barzellette a provocare la mia sofferenza.

Brigida. Signora, avrei una cosa da dirvi; ma non vorrei che vi metteste in maggior ardenza.

Giacinta. E che cosa vorresti dirmi?

Brigida. Se non vi calmate, non ve la dico.

Giacinta. Via, compatiscimi, che merito di essere compatita. Parlami, che ti ascolterò senza sdegno.

Brigida. Nell’atto che scendeva le scale la signora Vittoria, servita dal signor Ferdinando...

Giacinta. Non la serviva Guglielmo? Era servita da Ferdinando?

Brigida. Sì, signora, il signor Ferdinando le dava braccio.

Giacinta. (L’ho sempre detto. Guglielmo non la può soffrire).

Brigida. Nell’atto dunque ch’essi scendevano, restò indietro il signor Guglielmo. Mi chiamò sottovoce...

Giacinta. E che cosa ti ha detto quel temerario?

Brigida. Se andate in collera, non vi dico altro.