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LA SCOZZESE 241


No, non fia vero. Lo tratterò come merita; e non potrà vantarsi almeno....

Milord. Voi qui, Miledi?

Miledi. Sì, ci sono per mio rossore.

Milord. Veramente non è cosa degna di voi il frequentare un pubblico albergo.

Miledi. Frutto del trattamento indegno che mi faceste.

Milord. Ah! Miledi, ritornate in voi stessa. Il cielo non ci ha fatto nascere per unirci insieme. Veggio con estremo cordoglio l’amore, la tenerezza che per me avete....

Miledi. Io amore? Io tenerezza per voi? V’ingannate: v’odio, vi detesto, v’abborro. Mi pento v’avervi amato: non penso a voi che con ira, e con ispirito di vendetta. Levatevi dal pensiere ch’io v’ami; e perchè la superbia vostra non vi lusinghi a credermi appassionata, ecco una prova dell’odio mio, ecco un testimonio ch’io vi abbandono per sempre. Mirate il foglio de’ vostri impegni, profanato dalla vostra barbara infedeltà. Lo lacero in faccia vostra, e fo di voi quel conto che meritate. (lacera la scrittura e la getta in terra)

Milord. (Raccoglie I pezzi del foglio stracciato, con placidezza) Miledi, io non so se debba dolermi o ringraziarvi di cotal atto. Finchè viveva al mondo un obbligo da me contratto per solo rispetto al mio genitore, dovea da voi dipendere per ottenere la libertà, e dispor di me stesso a seconda delle mie inclinazioni. Ora, sia giustizia o vendetta, mi rendeste libero; mi faceste padron di me stesso. Permettetemi dunque ch’io vi ringrazi....

Miledi. Ah! mi deridete ancora, indiscreto?

Milord. No, calmatevi per un momento, e ascoltatemi. Sapete che noi non siam padroni di noi medesimi: che ci comanda amore, e che siam costretti a obbedire. Sapete che quest’amore è un tiranno, che crudelmente si vendica di chi l’oltraggia. Quanti orribili esempi non ci atterriscono di quest’amore vendicativo! Matrimoni infelici, divorzi ingiuriosi, spose neglette, mariti esuli, famiglie precipitate. Avete mai udito per avven-