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L'IMPRESARIO DELLE SMIRNE 255

Lucrezia. (Se egli non è bugiardo, io deggio essere la prima donna).

Annina. (Converrà tacere, e rassegnarsi).

Tognina. (Mi preme in ogni modo di andare alle Smirne).

SCENA IV.

Alì e detti.

Lasca. Venite, signor Alì.

Alì. Star fatto? (al Conte)

Lasca. Fatto niente. Ho piacer che siate anche voi presente al contratto. Ecco qui, queste tre signore desiderano tutte tre venir con voi, e ciascheduna ha il suo merito.

Alì. Star tre donne?...

Lasca. Star zitto. Vi dirò il perchè. Senza accrescer la spesa, vi può esser luogo per tutte tre.

Alì. Se far tanto diavolo per prima e per seconda, cosa far per terza?

Lasca. Non ci pensate. La terza può impiegarsi per una terza donna, se il libretto lo chiede; e quando non ne abbisognin che due, l’altra in abito da uomo farà l’ultima parte.

Annina. Io no certo.

Tognina. Nè men io sicuro.

Lasca. Zitto. (alle tre donne)

Lucrezia. Per me, io non parlo.

Alì. Conte, star tu patron.

Lasca. Ed io terminerò quest’affare. Signore, noi vogliamo per prima donna quella che ci pare e piace. Chi non si contenta, può andarsene, e chi si rassegna, non avrà da pentirsene.

Alì. Bravo, Conte. Star bravo. Per me, non parlar.

Lasca. Che la signora Tognina e la signora Annina abbiano dunque per questa volta pazienza. Noi abbiamo destinato il posto di prima donna alla signora Lucrezia.

Tognina. Ed io ho da soffrir questo torto? (mortificata)

Annina. Ed io ho da tacer, senza lamentarmi?