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128 ATTO PRIMO

Bonfil. Non si è mai trattenuta a testa a testa con qualcheduno?

Jevre. No certamente. (Se gli dico di milord Artur, è capace d’ingelosirsi). (da sè)

Bonfil. Lo sapete voi per sicuro?

Jevre. Per sicurissimo.

Bonfil. Jevre, non principiate a dirmi delle bugie.

Jevre. Non direi una bugia per tutto l’oro del mondo.

Bonfil. Non lo sapete, che milord Artur è stato buona pezza da solo a sola con mia consorte?

Jevre. (Spie indegne1, subito gliel’hanno detto). (da sè)

Bonfil. Rispondetemi: non lo sapete?

Jevre. Io mi maraviglio che vi dicano di queste cose, e che voi le crediate.

Bonfil. Non ci è stato milord Artur? (con isJegno)

Jevre. Sì, ci è stato. (con qualche timore)

Bonfil. Dunque di che vi maravigliate?

Jevre. Mi maraviglio di chi vi ha detto che erano soli.

Bonfil. E chi vi era con loro?

Jevre. Io, signore2, e sono stata sempre con tanto d’occhi e colle orecchie attentissime.

Bonfil. Sì? ditemi dunque, di che cosa hanno ha di lor parlato3.

Jevre. (Che diamine4 gli ho da dire?) Hanno parlato di varie cose delle quali ora non mi sovvengo5.

Bonfil. Dunque non avete ascoltato. Dunque siete bugiarda.

Jevre. Eh, mi fareste venir la rabbia. Hanno parlato di cose indifferenti.

Bonfil. Ma di che?

Jevre. Che so io? di mode, di scuffie, di abiti, di galanterie.

Bonfil. Milord non è capace di simili ragionamenti.

Jevre. Eppure....

Bonfil. Andate.

  1. Ed. cit.: maledette.
  2. Ed. cit.: Io vi ero, e sono stata ecc.
  3. Ed. cit.: che cosa hanno fra di loro ragionato?
  4. Ed. c.: diavolo.
  5. Ed. cit.: Hanno parlato di certe cose... che non me ne ricordo.