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PAMELA MARITATA 123

Miledi. Il Cavaliere mi disse...

Bonfil. Non mi parlate del Cavaliere. Non ho in credito la sua prudenza, e non do fede alle sue parole.

Miledi. Vi dirò un pensiere, che mi è venuto.

Bonfil. Si, ditelo.

Miledi. Vi ricordate voi con quanto studio, con quanta forza vi persuadeva milord Artur a non isposare Pamela?

Bonfil. Sì, me ne ricordo. Che cosa argomentate voi dalle dissuasioni del caro amico? Non erano fondate sulla ragione?

Miledi. Caro fratello, le ragioni d’Artur poteano esser buone per un altro paese. In Londra un cavaliere non perde niente, se sposa una povera fanciulla onesta. Io non mi risentiva contro di lei per la supposta viltà della sua condizione, ma mi dispiaceva soltanto per quell’occulta ambizione, che in lei mi pareva di ravvisare. Milord Artur, che non è niente del vostro, non poteva avere questo riguardo. Piuttosto, riflettendo alle sue premure d’allora, e alle confidenze presenti, potrebbe credersi ch’egli vi persuadesse a lasciarla, pel desiderio di farne egli l’acquisto.

Bonfil. È troppo fina la vostra immaginazione.

Miledi. Credetemi, che poche volte io sbaglio.

Bonfil. Spero che questa volta v’ingannerete.

Miledi. Lo desidero, ma non lo credo.

Bonfil. Pensate voi che passassero amori fra milord Artur e Pamela?

Miledi. Potrebbe darsi.

Bonfil. Potrebbe darsi?

Miledi. Io non ci vedo difficoltà.

Bonfil. Ce la vedo io. Artur e Pamela sono due anime che si nutriscono di virtù.

Miledi. Quanto mi fate ridere! di questi virtuosi soggetti ne abbiamo veduti pochi d’innamorati?

Bonfil. Miledi, basta così. Vorrei star solo per ora.

Miledi. Anderò a trattenermi col Cavaliere.

Bonfil. Dite al Cavaliere che favorisca andarsene, e in casa mia non ci torni.