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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/487


Barbara. Dici bene.

Lisetta. Dovria venirvi in cuore
La matrigna contraria, l’incauto genitore.
Non è così?
Barbara. Pur troppo.
Mariano. E dir, se un tal partito
Mi fugge dalle mani, chi sa s’io mi marito?
Parlo mal?
Barbara. Non mi oppongo.
Conte. E un amator sincero
Più di me non vedrete nell’amoroso impero.
Pronto a soffrir per voi mille tormenti e pene,
Pronto a morir, mia cara, se anche morir conviene.
So che tai nozze un giorno odioso mi faranno
Ai vostri, ai miei congiunti per un opposto inganno:
Quelli, perchè non veggono in me l’argento e l’oro.
Questi, perchè sol amano di nobiltà il decoro.
Ma più del sangue illustre, più d’ogni altra ricchezza,
Amo in voi la virtude congiunta alla bellezza.
No, non curo la dote che il padre a voi contrasta;
Bramo la vostra mano, il vostro cuor mi basta.
Nè offesi i miei congiunti saran da un tale affetto,
Contento di sua sorte un cavalier cadetto.
Se una simile brama in voi sperar mi lice,
Godrem la nostra pace, vivrem vita felice.
Lisetta. Con vostra permissione, vi aggiungo due parole:
Ad ispuntar principia dall’orizzonte il sole.
E se non vi spicciate, si leveran dal letto.
Mariano E che il padron mi chiami prestissimo mi aspetto.
Barbara. Quali angustie al mio seno?
Conte. Donna Barbara, ho inteso.
Non è, qual mi credeva, il vostro cuore acceso.
Mancano solamente due giorni al partir mio.
Se più non ci vedremo....
Piì Barbara. lu non vederci:"...