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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/485


SCENA IV.

Donna BARBARA e LISETTA.

Lisetta. Che impertinenza è questa? (vuol correr dietro a Mariano)

Barbara. Non mi lasciar, Lisetta.
Lisetta. Vo’ veder dove corre.
Barbara. Ch’egli ritorni aspetta.
Per qualche sua faccenda sarà forzato andare.
Lisetta. Villanaccio insolente. Va pur; possa crepare.
Barbara. Credi tu che l’amore non m’abbia persuasa
Di far aprire al Conte, ed introdurlo in casa?
Ma no, l’amor finora tanto non m’ha acciecata;
So quel che si conviene a giovane onorata.
A costo anche di perdere l’amabile consorte,
Non soffrirò ch’ei ponga il piede in queste porte.
Farmi di sentir gente.
Lisetta. Sarà Mariano, io credo.
Barbara. Si, Mariano ritorna. Ah giusto ciel, che vedo!
Lisetta. Cosa vedeste?
Barbara. Il Conte. (agitata)
Lisetta. Quel briccon di Mariano.
Barbara. Voglio fuggir.
Lisetta. Fermatevi. Voi vi celate invano.
S’ei rimane deluso, se lo trasporta amore,
Potrebbe la famiglia sentir qualche rumore.
Alfìn non siete sola, lo riceviamo in tre.
Non abbiate paura, fidatevi di me.
Barbara. Ah, che il troppo fidarmi guidommi a questo passo.
Non mi tradir, Lisetta.
Lisetta. Zitto: parlate basso.