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Pagina:Goldoni - Opere complete, Venezia 1912, XV.djvu/480


Barbara. Oh via, cara Lisetta,

Soffri per questa volta, e un buon regalo aspetta.
Ho bisogno di te, bisogno ho di Mariano,
Voglio segretamente confidarvi un arcano.
Lisetta. Dite pure, signora, sapete il mio buon cuore.
Barbara. Ma vorrei che ci fosse presente (’) il servitore.
Vanne, che si solleciti.
Lisetta. Tornerò a richiamarlo.
Propriamente dal sonno sento ch’io dormo, (; parlo.)
(parte)

SCENA II.

Dorma Barbara, poi Mariano.

Barbara. Certo la compatisco la povera Lisetta,

Ma il Conte in sulla strada impaziente aspetta.
E prima che si desti il padre e la famiglia,
L’affar di cui si tratta, sollecitar consiglia.
Ecco con mio rossore a qual risoluzione
Mi guida e mi trasporta la mia disperazione;
Ecco a qual passo ardito ridurmi io son forzata
Da un genitor dappoco, da una matngna ingrata.
Mariano. Eccomi qui, signora. (sonnacchioso)
Barbara. Mariano, ho da parlarti...
Dov’è la camenera ch’è venuta a chiamarti?
Mariano. Lisetta mi ha svegliato, poi nella sala è andata,
E sopra di una sedia la vidi addormentata.
Barbara. Ma questa è un’insolenza. Possibile che un giorno
Superare non possa?... Aspettami, ch’io tomo. [parte

SCENA 111.

Mariano, poi donna B.arbara e Lisetta.

Mariano. Ha bel dir la padrona. Tutto il dì fatichiamo.

Due ore dopo gli altri a nposare andiamo. (siede)
E quando non si dorme, in pie non si può stare,
(1) Edd.i Guibert-Orgeas, Zatta e altre: che presente ci fosse ecc.