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342 ATTO QUINTO
Ed ecco i vaticini in lor verificati:

Amare han principiato, credendo essere amati.
(accennando i due)
Se hanno per mia cagione sentito intenerirsi,
Avran di quest’amore motivo di pentirsi?
Degna non è tal dama di un cavalier gentile?
Avrà la Baronessa un tal consorte a vile?
Siete di pari sangue, siete di egual fortuna,
Ciascun nel proprio seno meriti grandi aduna.
Pare che l’un per l’altro siate nel mondo nati,
Meco non vi adirate, ma siatemi obbligati.
Di chi sia stato il primo non cagliavi l’onore;
Dee la ragion piegarvi, dee trionfar l’amore.
So che il mio stratagemma fu irregolare e audace.
Ma per mio mezzo un giorno voi viverete in pace.
E mi direte allora negli affetti amorosi:
Benedetta Contessa, per tua cagion siam sposi.
Armidoro. Se della sua condotta buona ragion vi rende,
Signori, approfittarvene solo da voi dipende.
Cavaliere. Quando la Baronessa non sprezzi l’amor mio,
S’ella è di me contenta, son di lei pago anch’io.
Contessa. Che rispondete, amica? (alla Baronessa)
Baronessa.   La prima io non son stata.
(con qualche forza)
Contessa. È ver, per questa parte la cosa è già svelata;
Ma sia prima, o sia dopo, nel vostro seno il foco
Nascer non vi sentiste?
Baronessa.   Ah! mi vergogno un poco.
Contessa. Fatele voi coraggio. (al Cavaliere)
Cavaliere.   Se gl’innocenti ardori
Nacquer nei nostri petti...