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LA DONNA BIZZARRA 319

SCENA IX.

La Contessa e detti.

Contessa.   Ehi sentite. (al Cavaliere)

Cavaliere.   Signora. (accostandosi a lei)
Contessa. La Baronessa or viene.
(piano al Cavaliere)
Cavaliere. Dee restare Armidoro? (piano alla Contessa)
Contessa.   Oibò, ciò non conviene.
(piano al Cavaliere)
Amico. (a don Armidoro)
Armidoro.   Vuol ch’io parta? non crederei tal cosa.
Contessa. Il mio caro Armidoro, è ver, son fastidiosa:
Sempre di voi mi valgo, sempre vi mando intorno,
Mai non si resta insieme; ma ha da venir quel giorno.
Una le paga tutte, dice il proverbio. Io so
Quel che bolle qua dentro, e un dì ve lo dirò.
Fate il piacere intanto d’andar....
Armidoro.   Già lo sapea;
Che mi avreste mandato il cuor mi predicea.
Anderò via per sempre.
Contessa.   Ma no, venite qui.
Cavaliere. (Eh, lasciate che ei vada). (piano alla Contessa)
Contessa.   A me dite così?
(a don Armidoro)
Sì mal corrispondete al ben che vi ho mostrato?
Alle mie distinzioni siete cotanto ingrato?
Ecco qui il Cavaliere: codesto, io lo confesso,
È da me il più distinto; che non farei per esso!
Ah, della mia sfortuna l’esempio in lui vedete.
Armidoro. Son qui, Contessa mia, andrò dove volete.
Contessa. Bisogno ho di un notaro, andatelo a cercare.
(ad Armidoro)
Armidoro. Vado per obbedirvi. (Mi convien sopportare). (parte)