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LA DONNA BIZZARRA 301
Fabio.   È un onore infinito

Esser da questa dama sofferto e compatito.
Baronessa. Oh! umilissime grazie. (come sopra)
Fabio.   Spiacemi che l’effetto
Corrisponder non possa all’utile concetto.
Baronessa. Sono molto obbligata. (come sopra)
Contessa.   Via dunque, a questa dama
Fate sentir qualcosa, che di sentirvi ha brama.
Fabio. Dirò, per obbedirvi, cosa di fresco nata.
Capitano. (Oh pigliamoci in pace questa bella seccata!)
Fabio. Dirò, se il permettete, una canzon che ho fatto:
Sarà di bella donna un semplice ritratto.
Nice è il nome poetico, che usar si suol da noi.
Ma il ritratto di Nice l’originale ha in voi. (alla Cont.)
Contessa. In me? (pavoneggiandosi un poco)
Fabio.   Sì, mia signora.
Contessa.   Don Fabio, i vostri carmi
Non gettate sì male. Troppo volete alzarmi.
Sentite, Baronessa? fa il mio ritratto in rima.
La bontà di don Fabio ha per me della stima.
Con rossore i suoi versi udire io mi apparecchio;
Capitan, vi consiglio di chiudervi l’orecchio.
Capitano. Anzi il vostro ritratto ho di sentir desio;
Oh, se fossi poeta, lo vorrei far anch’io.
Ma no, se fossi tale, quale il mio cuor mi brama,
Ritrar la bella effìgie vorrei di questa dama.
Contessa. (Fa per farmi dispetto). Fateci un po’ sentire.
(a don Fabio)
Fabio. Dirò per obbedirvi. Priegovi a compatire.
     Colle tue piume, Amore,
     Forma gentil pennello;
     Tu, veritier pittore.
     Fingi di Nice il bello,
     E la perpetua tela
     Sia degli amanti il cor.