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224 ATTO SECONDO
Ma più d’ogn’altro bene, più di ricchezze e onori,

Cuor rinvenir mi calse colmo d’onesti ardori.
Parve a me don Paolino d’ogni amator più acceso.
Per amor mio più volte a sospirar l’ho inteso.
Procurava i momenti di starsi meco allato,
Mille sincere prove dell’amor suo mi ha dato.
Posso dir con costanza don Paolin mi adora,
Sposo in cuor mio lo elessi, ma non gliel dissi ancora.
Seppi che il padre mio, senza aspettar consiglio,
Si espose incautamente di perdermi al periglio.
Egli al signor Giacinto, quivi teste veduto,
Giovine stravagante da voi ben conosciuto,
Promise la mia mano dal timor sopraffatto,
E senza mia saputa soscrissero il contratto.
Da ciò sollecitata, più assai che dall’amore,
Porger volea la mano a chi mi offriva il cuore;
Stava per dire il labbro, don Paolino è mio,
Quando impensatamente manca di vita il zio.
S’apre il suo testamento, odo la legge espressa;
Colla ragion principio a consigliar me stessa.
All’amator rallento i segni dell’affetto,
E rilevar gli arcani del vostro cuore aspetto.
Ma invan da voi tentando lungi sapere il vero,
Venni col padre io stessa a sciogliere il mistero;
E arrossendo che fosse la mia intenzion saputa,
Finsi d’altro disegno cagion la mia venuta.
Or sarebbe un delitto il simular più innante:
Tradirei me medesima, e tradirei l’amante.
Deggio sinceramente svelarvi il mio pensiero;
Tutto il mio cuor vi dico, e quel ch’io dico, è vero.
Non ho per don Paolino passion qual vi pensate.
Per voi serbo la mano e il cuor, se lo bramate;
Vi amerò eternamente, mi scorderò di tutti,
Pur che sperare io possa della mia fede i frutti.
Pure che voi mi amiate, sarò contenta appieno,