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LO SPIRITO DI CONTRADIZIONE 183

Signora Dorotea, gradite il dolce invito:

Presentate voi stessa la sposa al suo marito.
Dal magnanimo cuore l’opera alfin compiuta,
Fate la virtù vostra palese e conosciuta.
Dorotea. Conte, non so che dire, trovomi in tale stato,
Ch’io non so ben s’io vegli, o se ho finor sognato.
Tanto fuor di me stessa, tanto stordita io sono,
Che in tal mia confusione mi perdo e mi abbandono.
Conte. Permettete, signora, che or più che mai sincero,
Labbro di vero amico, vi rappresenti il vero.
Voi sognaste finora, sperando un miglior frutto
Dall’uso pertinace di contradire a tutto.
Presso di tutto il mondo, e fin nel vostro tetto,
L’odio vi concitava un simile difetto.
Ora che l’arte nostra vi ha l’animo colpito,
Che il vostro mal dai segni ci par che sia guarito,
Tutti quanti vedete, tutti amici vi sono,
Vi amano, vi rispettano, e a voi chiedon perdono.
Ferrante. Sì, nuora mia diletta, vi amo di tutto cuore.
Rinaldo. Compatite, vi priego, l’industria dell’amore.
Fabrizio. Mi avete edificato.
Gaudenzio.  Sono di voi contento.
Cammilla. Supplico mia cognata del suo compatimento.
Dorotea. Sì, conosco me stessa; sia sempre ringraziato
Il Conte, che con arte alfin mi ha illuminato.
Troppa condescendenza mi fè’ soverchio ardita.
Or le contradizioni m’han punta ed avvilita.
Sentendomi da tutti con negative oppressa,
Parvemi in uno specchio di ravvisar me stessa.
E il duol che mi recava ciascun coi detti sui,
Mi fe’ capire il duolo ch’io procacciava altrui.
Godo del mal sofferto, per riportarne un bene.
Quel che per voi ho fatto, è quel che mi conviene.
Fate che per mia mano sia l’opera compita:
Eccovi al vostro sposo da me medesma unita.