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178 ATTO QUINTO

Fabrizio. Diedi al conte Alessandro parola di venire;

Ed eccomi venuto l’impegno ad adempire.
Ma se mai vostra nuora a comparire io vedo,
Mi alzo, e immediatamente mi prendo il mio congedo.
Ferrante. S’ella però tornasse con altri sentimenti...
Fabrizio. A perderle il rispetto non vuò che mi cimenti.
Subito ch’io la veda spuntar da quella porta,
Fuggo da questa casa, che il diavolo mi porta.
Gaudenzio. Ed io ve lo protesto, se avvicinar la sento,
Senz’altre cerimonie vi lascio in sul momento.
Me ne ricordo ancora. Le sue contradizioni
Mi han fatto per la bile destar le convulsioni.
Rinaldo. Ella ha dato parola di rassegnarsi in tutto.
Spera il conte Alessandro delle sue cure il frutto.
L’esito dell’impresa sperimentar si può.
Fabrizio. Un tale esperimento attendere non vuò.
O termine al contratto si dia senza di lei,
O vado immantinente a fare i fatti miei.
Gaudenzio. Ecco il foglio, signori; o sia da voi firmato,
O torno per la strada, per cui son qui arrivato.
Ferrante. Figlio mio, che ti pare? (a Rinaldo)
Rinaldo.  Voi, signor, cosa dite?
Fabrizio. Ecco un nuovo sconcerto.
Rinaldo.  Ecco una nuova lite.
Fabrizio. Orsù, signori miei, s’ella vi fa paura,
È meglio ogni contratto di sciogliere a drittura.
Non vuò impazzir coi pazzi.
Gaudenzio.  So che sperar non lice...
Roberto. Ecco il conte Alessandro.
Cammilla.  Sentiam quel ch’egli dice.

SCENA II.
Il Conte Alessandro e detti.

Conte. Buone nuove, signori. Le cose anderan bene.

Fabrizio. Anderanno benissimo, se Dorotea non viene.